Una scatola segreta sotto l’armadio

 

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La scatola segreta trovata sotto all’armadio. Datazione tra 1883-1928

Qualche giorno fa, smontando un armadio per trasportarlo in un’altra stanza della casa, abbiamo trovato, con grande stupore, un oggetto misterioso inchiodato sotto. Quello che ci ha colpito e catturato lo sguardo, sono stati i colori sgargianti in contrasto con la sobrietà del legno marrone.

Abbiamo così scoperto una scatola segreta porta valori dove i nostri antenati probabilmente nascondevano oro o soldi o dove custodivano i propri risparmi quando ancora non c’erano le banche. La cosa interessante è che non usarono una semplice scatola ma riutilizzarono quella di una nota ditta ferrarese di saponi dell’epoca: la Chiozza e Turchi, anche famosa per le bellissime grafiche e pubblicità. La datazione di questo oggetto è incerta, sappiamo che la ditta aprì nel 1812 e si spostarono poi da Pontelagoscuro a Milano nel 1928. Nel 1882 ci fu un incendio nella fabbrica ed in pochi mesi ricostruirono la parte danneggiata decidendo di inserire nel marchio la fenice, simbolo di rinascita. Avendo questi dati è dunque possibile datare la nostra misteriosa scatola, con la fenice e il nome della città di Pontelagoscuro, tra il 1882 e 1928. Una scatola centenaria!!

foto azienda

Di seguito la storia interessante dell’azienda di saponi:

“La storia della Saunara, come veniva chiamato a Pontelagoscuro la Chiozza & Turchi, è più che centenaria e per riassumerla in breve userò proprio le parole di Walter Ferrari prese da un’intervista fattagli da Davide Nanni nel 2013:

Il saponificio Chiozza & Turchi è stata la prima fabbrica moderna sorta sul territorio ferrarese, quando il Po segnava ancora il confine tra lo Stato Pontificio e il Veneto austriaco. Pontelagoscuro ricopriva allora una posizione strategica per i commerci fluviali, come dimostrano i volumi delle merci che transitavano alla sua dogana. Molti prodotti rifornivano proprio la “Saunara” – così i pontesani chiamavano la fabbrica – che già nel 1871 produceva ben settemila tonnellate di sapone comune e oltre settantamila dozzine di saponi profumati esportati in tutto il mondo. Un’industria all’avanguardia per l’epoca, che fece letteralmente la fortuna di Pontelagoscuro e dei suoi abitanti.

La Chiozza & Turchi nasce nel 1812 su iniziativa dell’imprenditore triestino Carlo Luigi Chiozza, che acquistò un’area di 11 mila mq sulla golena del Po per impiantarvi una filiale del proprio stabilimento. Una scelta azzeccata, come confermano gli ottimi risultati ottenuti nei decenni seguenti sotto la guida dell’imprenditore viennese Francesco Tranz. Risultati che non passarono inosservati: nel 1857, a margine di un lungo viaggio nelle province del suo Stato, papa Pio IX decise di visitare l’operoso borgo di Pontelagoscuro rispondendo proprio all’invito del Tranz.

L’anno successivo arriva la vera svolta per la “Saunara”, grazie alle innovazioni tecniche introdotte dal chimico Pietro Spannocchi che consentirono di avviare la produzione di saponi profumati qualitativamente superiori per gli standard del tempo. Inizia così un’attività di esportazione in tutto il mondo: tra il 1861 e il 1911 Chiozza & Turchi compete alla pari con le maggiori aziende inglesi e francesi, come dimostrano i tanti premi e riconoscimenti prestigiosi ottenuti ad Esposizioni nazionali e internazionali. La “Saunara”, in quegli anni felici, risulta addirittura tra i fornitori della Real Casa britannica. Nemmeno il tremendo incendio del 1882, che di fatto distrusse il vecchio stabilimento, fermò la volontà dei proprietari e delle maestranze: in pochi mesi, come riporta la Gazzetta Ferrarese, la fabbrica venne ricostruita più grande e moderna. Non a caso venne adottato come marchio aziendale la Fenice, che campeggia nei bellissimi manifesti pubblicitari curati da artisti come Dudovich, Hohenstein e De Carolis.

Alla vigilia della Grande Guerra la Chiozza & Turchi impiegava 150 maestranze qualificate ed aveva una rete di 27 filiali sparse per il mondo intero. Purtroppo la restrizione dei consumi dovuti al conflitto mondiale e la svolta “autarchica” imposta all’economia italiana dal regime fascista diedero un duro colpo all’azienda che, nel 1928, dovette trasferirsi a Milano. Oggi, laddove si stagliavano alte nel cielo le due ciminiere del poderoso stabilimento, non è rimasto nulla: solo una vasta area abbandonata di fianco alla discoteca “Giardini Sonori”.

Fonte: Andrea Cavallari

Chiara